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Call of Duty Black Ops II

Dopo mesi di silenzio ora si sa qualcosa di più succulento sull’attesissimo Call of Duty: Black Ops II, sparatutto in prima persona di Activision e Treyarch Studio.

Dieci dettagli che raccontano come sarà il gioco dell’anno:

  • Passato e futuro – La maggior parte della storia si svolge nel 2025 ma ci saranno continui rimandi agli anni ’80. Nel futuro vedremo nuove armi e tecnologie, mentre dal passato apprenderemo particolari interessanti su cui si basa la complessa e avvincente trama del gioco.
  • Padre e figlio – Il rapporto tra passato e futuro si ripropone anche nei personaggi: l’eroe di Black Ops II è David Mason, figlio di Alex Mason che era stato il protagonista del capitolo precedente. Cosa sarà successo negli anni ’80 alla famiglia Mason?
  • Il super cattivo – Se nel primo Black Ops i personaggi erano legati all’ambientazione – gli anni ’60 con lo scontro tra Stati Uniti da una parte e Cuba e URSS dall’altra – nel secondo episodio ambientato nel futuro il cattivo è inventato. Ed è il più cattivo, potente e sfuggente di sempre: si chiama Roul Menendez
  • Il narratore – Mezza novità anche per quanto riguarda il narratore. Nel senso che è Frank Woods, presente anche nel precedente capitolo. Solo che tutti credevamo fosse morto nell’esplosione di una bomba mentre in realtà è vivo e vegeto. Anche se un po’ vecchiotto, nel 2025. Woods racconterà, e spiegherà, molte cose a Mason…
  • Terre rare –  L’elemento fondamentale della trama è il controllo delle cosiddette “terre rare”. Elementi naturali poco diffusi in natura o molto difficili da estrarre, che sono però essenziali per la costruzione di strumenti elettronici e, in Black Ops II, anche di armi di nuova generazione.
  • Attacco al presidente – Entrando nel dettaglio della storia, scopriamo che nel 2025 il cattivissimo Mendenez sta preparando un attentato al presidente degli Stati Uniti, che si trova a Los Angeles. Un attacco sferrato con dei micidiali droni con i quali David Mason dovrà avere a che fare per salvare la vita al presidente.
  • Zombie Mode – Call of Duty Black Ops II avrà una nuova modalità Zombie. Si potrà giocare in gruppo cooperando per uccidere i morti viventi in un mondo diverso e con missioni differenti dalla modalità di gioco normale.
  • Strike Force Mode – Altra modalità di gioco interessante è la Strike Force. Singole missioni che il giocatore potrà portare a termine o saltare, modificando però lo svolgimento della trama del gioco. Saranno disponibili solo in modalità single player.
  • Cavalli e droni – Gli ultimi due elementi nuovi del gioco saranno i cavalli e i droni, che Mason potrà controllare e usare. Ovviamente negli anni ’80 si cavalcheranno i cavalli, mentre nel 2025 ci saranno i droni telecontrollati.
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Vetro autopulente

Adesso è davvero trasparente! Il vetro autopulente superidroscopico, addio riflesso e appannamento grazie a micro strutture di alta qualità ingegneristica.
Il MIT presenta il nuovo gioiellino, pronto per essere lanciato sul mercato.

Non vedo niente – Due volte alla settimana affronto la umida halldella piscina e so quanto può essere frustrante avere le lenti degli occhiali che pian piano si appannano. Di tanto in tanto mi improvviso fotografo amatoriale e so quanto può essere fastidioso non riuscire a scattare foto attraverso vetrate, senza ottenere noiosi riflessi. Mi definisco assiduo utilizzatore di smartphone e tablet e so quanto può essere difficile leggere con il riverbero nell’ora di punta, sotto un sole splendente. Vogliamo parlare anche di quelle volte che ci troviamo in macchina sotto diluvi universali, in cui nemmeno il tergicristallo riesce a darti una visuale sufficiente? A dirla così sembra quasi che visibilità e vetro non vadano di comune accordo.

Vetro e visibilità – A instaurare un rapporto migliore tra questi ci pensano i ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) che hanno deciso una volta per tutte di creare un vetro con particolari nano strutture dalle proprietà straordinarie. Non è magia: le nano strutture rendono il vetro autopulente, resistente all’appannamento e al riverbero. Il video in slow motion, infine, girato con una costosissima fotocamera Phantom, (vedi sotto) mostra anche quanto è superidroscopico: meglio di una giacca impermeabile! Le gocce d’acqua scivolano e non si trattengono lungo la scia, addirittura rimbalzano senza lasciare alcun segno.

Come funziona? – La tecnologia è descritta con maggiore approfondimento in un articolo pubblicato sulla rivista ACS Nano. La fabbricazione inizia rivestendo il vetro solido con una superficie composta da diversi strati sottili. Nell’ultimo, quello più esterno, vengono effettuate delle micro incisioni con forme coniche. I ricercatori, per la composizione della texture, dicono di essersi ispirati dalla natura e dalle proprietà di tessuti di alcuni animali.

Vetro per tutti – I test di prova del portentoso vetro sono conclusi: è veramente trasparente. Adesso Kyoo-Chul Park, Hyungryul Choi e colleghi del MIT, sperano solo di poter avviare un processo produttivo economico e di riuscire ad adattare la loro invenzione sui dispositivi ottici di microscopi e macchine fotografiche, da utilizzare in ambienti umidi, dove sia le capacità anti-riflesso e anti-appannamento potrebbero essere utili. Ma non solo, perché sperano di garantire un migliore utilizzo degli smartphone, televisori, finestre, parabrezza e soprattutto dei pannelli solari. L’unica nota dolente, almeno al momento, è il costo di realizzazione: se il processo di incisione della texture superficiale avvenisse in fase di produzione del vetro, cioè quando il materiale è ancora parzialmente fuso, i costi risulterebbero davvero irrisori.

Raggi solari al massimo – I pannelli fotovoltaici arrivano a perdere, di solito, fino al 40% della loro efficacia in un arco di tempo di circa sei mesi per via della polvere e della sporcizia che si accumula sulle loro superfici. Un pannello solare protetto dal nuovo vetro autopulente, invece, ha meno problemi. Non solo lo rende più pulito e inattaccabile dalle intemperie, ma fa sì che la luce solare venga trasmessa al meglio senza essere riflessa via – come spesso accade quando i raggi solari sono inclinati in un angolo acuto rispetto alla superficie. In alcuni momenti della giornata, al mattino o nel tardo pomeriggio, il vetro convenzionale riflette lontano oltre il 50% della luce, mentre una superficie anti-riflesso riduce la percentuale ad un livello trascurabile.

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I viaggi nel tempo non sono più fantascienza

Viaggiare nel tempo non è un’utopia fantascientifica e la conferma arriva dagli esperti: raggiungere il futuro è tecnologicamente plausibile, mentre il vero problema è tornare al passato.
E comunque, la macchina che serve non è certo una DeLorean.

Classico della fantascienza – È passato oltre un secolo da quando Herbert George Wells ha scritto il celebre romanzo “La macchina del tempo” e quella che in origine non doveva essere altro che un pretesto per analizzare in modo critico la società vittoriana si è poi trasformata in una vera e propria ossessione, che ha segnato la ricerca scientifica negli anni successivi. Finora nessuno è riuscito a realizzarne una funzionante ma, stando a quanto sostengono diversi scienziati di fama mondiale, il traguardo potrebbe ormai essere vicino.

Il GPS viaggia nel tempo – Il professor Seth Lloyd, docente di meccanica quantistica al MIT di Boston, per esempio, sostiene che si viaggi nel tempo quotidianamente. E, per la precisione, lo fanno al nostro posto i satelliti che compongono il sistema GPS, i cui orologi integrati vanno più veloci di ben 38 millisecondi al giorno rispetto ai loro “colleghi” terrestri. Questo fenomeno sarebbe una diretta conseguenza della teoria della relatività di Einstein e, in particolare, di due suoi corollari.

L’eredità di Einstein – Per fartela breve, il primo corollario dice che più è veloce il moto relativo di un corpo, più questo percepisce in modo rallentato lo scorrere del tempo. Il secondo, invece, afferma che lo stesso effetto si ottiene quanto più ci si avvicina al centro di una grossa massa gravitazionale, come nel nostro caso la Terra. Questi stessi principi, opportunamente adattati, possono permettere di viaggiare davvero nel tempo, e non solo per pochi istanti.

Il cinema già lo sapeva – L’idea non è una novità assoluta ed è già approdata nel mondo del cinema, riscuotendo peraltro un grandissimo successo. Ne “Il pianeta delle scimmie”, l’equipaggio a bordo dell’astronave viaggia nello spazio così a lungo che quando atterra sul nostro pianeta – scusa per lo spoiler – sono passati secoli, forse millenni, mentre ai loro occhi sono trascorsi solo pochi anni. Si tratta, in effetti, di una strada tecnologicamente percorribile, perché “basta” investire cifre da capogiro nello sviluppo di razzi supersonici con autonomia di volo quasi illimitata.

Viaggi mortali – Il bello è che, a rigor di logica, lo stesso risultato potremmo ottenerlo sistemandoci all’interno di una centrifuga che ruoti alla velocità della luce, perché non conta la distanza percorsa, ma bensì la quantità di moto complessiva. È evidente che nessun essere vivente potrebbe sopravvivere in quelle condizioni, ma tentar non nuoce. Analogamente, se atterrassimo su una pulsar, potremmo sfruttare l’elevatissima densità di massa, propria di questo tipo di stella, ma anche in questo caso saremmo destinati a morte certa.

Senso unico – Tutte queste modalità di viaggio nel tempo sono accomunate da un dettaglio, tutt’altro che trascurabile: sono entrambe unidirezionali e portano solo nel futuro. Sulla carta, spostarsi nel passato sarebbe comunque possibile: per riuscire nell’impresa, c’è chi sta pensando d’attraversare un buco nero, chi sta cercando di superare la velocità della luce e chi sta studiando i misteriosi ponti di Einstein-Rosen. Queste sono solo ipotesi – almeno per ora – e non hanno ancora portato ad alcun risultato degno di nota.

Il paradosso del nonno – Nel frattempo, c’è perfino chi si preoccupa di studiare eventuali conseguenze indesiderate, che questi viaggi potrebbero sortire sull’umanità. Lo stesso Lloyd ha voluto verificare la fondatezza del cosiddetto “paradosso del nonno” – se un uomo dovesse recarsi nel passato ed eliminare un suo antenato prima che questo possa concepire un figlio, comprometterebbe la propria esistenza – studiando i fotoni. I risultati hanno dimostrato che, come sempre, la natura tende a proteggere se stessa e, così, diventa impossibile cambiare ciò che è già accaduto. Morale della favola, puoi fare quello che ti pare del tuo tempo, ma devi avere cura dei tuoi nonni.

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Tutta la verità sulle nuove connessioni 4G

Le connessioni 4G sono davvero dieci volte più veloci di quelle 3G?
Attenzione, perché non è tutto oro quello che luccica.
Esistono, in realtà, tanti altri parametri da considerare e, a conti fatti, le performance non sono poi così straordinarie.

Il 4G è diventato ormai il tormentone del marketing nel campo delle telecomunicazioni: se un’azienda vuole lanciare uno smartphone di successo quest’anno non può prescindere da questo tipo di connessione.
Accantonato il termine LTE, che non è più di moda, adesso tutti inseriscono ovunque la dicitura 4G, strombazzando velocità supersoniche: le pubblicità parlano addirittura di prestazioni dieci volte superiori a quelle del vecchio 3G.
Anche Apple punta molto su questa tecnologia e con la versione 5.1 di iOS ha introdotto il logo 4G, che compare soltanto nelle zone coperte dal segnale.

Le connessioni di quarta generazione sono sì più veloci e performanti, ma bisogna fare attenzione a non abbandonarsi a facili entusiasmi, per non rimanere poi delusi dalla prova sul campo.
Non dobbiamo dimenticare che questa nuova tecnologia riguarda solo il collegamento dei dispositivi finali con le celle delle compagnie telefoniche, e i relativi gateway a cui si appoggiano.
Occorre, inoltre, ricordare che si tratta pur sempre di connessioni wireless, pertanto soggette a disturbi legati alla distanza, agli ostacoli fisici e alle interferenze e, inevitabilmente, hanno tempi di latenza piuttosto alti.

Un collegamento a Internet dipende da una miriade di fattori differenti e il 4G rappresenta soltanto la punta di un iceberg: tra DNS, servizi di terze parti e server di hosting, spesso la velocità di trasmissione è nettamente inferiore al vecchio standard 3G.
In parole povere, un conto è la velocità della rete e un altro quella del web: per questo, l’aumento della prima non implica un incremento proporzionale della seconda.
Conti alla mano, con gli smartphone di vecchia generazione si navigava attorno ai 2 Mbps, mentre i nuovi oscillano tra i 3 e i 5 Mbps: siamo lontani anni luce dai 100 Mbps “teorici”.

È come se comprassimo una Ferrari 620 GT per arrivare prima in ufficio: tra le strade dei centri urbani a una sola corsia e il traffico dei pendolari che le percorrono, sarebbe comunque impossibile andare più forte di una comune utilitaria.
A questo punto, a parità di velocità, gli converrà contenere i consumi, e altrettanto dovrà fare chi fornisce servizi via Internet.
Per migliorare le comunicazioni, non è tanto importante aumentare la velocità della rete, quanto piuttosto ridurre il traffico che la attraversa, con la compressione e l’ottimizzazione dei dati.

La rivoluzione del 4G è quindi rimandata, perché si tratta comunque di una tecnologia che fa più fumo che arrosto e, inoltre, almeno per i primi tempi sarà limitata ai dispositivi più costosi.
Sarà, invece, diverso il futuro del protocollo HTTP 2.0, che non richiederà costi aggiuntivi e di cui tutti potranno beneficiare.
D’altra parte, come diceva il saggio imprenditore Henry Ford, “c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.

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BMW i8 concept ibrida

Se credete che la nuova BMW i8 concept sia una normale BMW convertita ad auto ecologica grazie alla propulsione ibrida vi sbagliate di grosso.
Si tratta di qualcosa di completamente diverso che farà da ponte tra i modelli di oggi e quelli di domani.

Chi si chiede oggi come sarà l’automobile del futuro dovrebbe guardare il concept della BMW i8, appena presentato dalla casa di Monaco.
La i8 è la supersportiva ibrida della serie “i”, mentre la i3 è una compatta molto più tranquilla destinata alla città.
BMW i8 – con i suoi 4,48 metri di lunghezza, 1,92 di larghezza e 354 Cv di potenza per 550 Nm di coppia massima – è un bolide da 250 chilometri orari autolimitati.
Eppure il consumo dichiarato è di soli 3 litri per 100 km.
Neanche le utilitarie, oggi, fanno tanta strada con così poca benzina.
Il segreto? La leggerezza, prima di tutto, e la propulsione ibrida: di quei 354 cavalli ben 131 sono elettrici.

Ma la vera differenza non sta nel motore, bensì nel telaio che rende la i8 unica.
BMW ha adottato il LifeDrive Concept, cioè l’accoppiata tra il telaio Drive e il modulo Life.
Il telaio non è il solito autoportante derivato dalle automobili già esistenti.
Al contrario è completamente nuovo e semplicissimo: poche barre di alluminio su cui si agganciano sospensioni, batterie e i due motori posizionati nella parte posteriore.
Tutto il resto, in una macchina che nasce – e non diventa – ibrida o elettrica non serve.
Il modulo Life, invece, è l’abitacolo completamente indipendente e realizzato facendo largo uso di plastiche rinforzate con fibra di carbonio.
Leggerezza e resistenza, insomma, vanno a braccetto.

Una macchina completamente nuova, per essere costruita, ha bisogno di una fabbrica completamente nuova.
Le normali linee di produzione da cui escono le BMW di oggi, infatti, non sono compatibili con quelle di domani.
Per questo la casa di Monaco ha investito nell’aggiornamento dello stabilimento di Lipsia dove verranno costruite molte parti delle nuove i3 e i8.
La modularità, e semplicità, delle BMW “i” permetterà di ottenere altri due risultati importanti.
Il primo è che la casa potrà sfornare nuovi modelli con una velocità mai vista prima: basterà mantenere il telaio Drive e montarci sopra un nuovo modulo Life.
Il secondo è che, tra questi modelli, ci saranno anche molte elettriche.
Sarà sufficiente togliere la propulsione ibrida e aggiungere quella elettrica.

Ciao e alla prossima,
Marco Ciaccia

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LG lancerà il primo schermo flessibile

LG vuole confermare la sua fama mondiale di azienda leader nelle innovazioni tecnologiche e, così, si prepara a lanciare in Europa il primo display E-Ink flessibile entro il prossimo mese.

Non è la prima volta che la multinazionale coreana si presenta per prima sul mercato con un prodotto rivoluzionario.
Il suo Optimus 3D, per esempio, è stato il primo smartphone con un display autostereoscopico, mentre le sue TV sono state tra le prime a utilizzare il 3D passivo, grazie alla tecnologia FPR.
Questa volta, LG ci riprova con lo schermo EPD (Electronic Paper Display), realizzato interamente in materiale plastico.

Il display in questione misura 6 pollici di diagonale, raggiunge una risoluzione massima di 1.024×768 pixel ed è monocromatico, perché fa uso della tecnologia E-Ink.
Nonostante sia poco più piccolo di un foglio A5, pesa solo 14 grammi ed è spesso circa mezzo millimetro.
Quest’ultima caratteristica, unita al fatto che è realizzato solo con materiali plastici, gli conferisce la peculiarità di essere estremamente flessibile, almeno fino a un raggio di curvatura di 40° rispetto all’asse mediano.

Ciao e alla prossima,
Marco Ciaccia

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Un tatuaggio per le chiamate perse

Nokia ha depositato il brevetto per un tatuaggio speciale che ti avvertirà quando il tuo cellulare starà suonando, dandoti la “scossa” tramite uno stimolo tattile.
Com’è possibile? Il telefono comunicherà con il tatuaggio attraverso delle onde elettromagnetiche, funzionando come trasmettitore.
Il tatuaggio dovrebbe venire realizzato utilizzando un inchiostro ferromagnetico, ovvero composto, tra le altre cose, di ferro o di ossidi di ferro – così, quando l’onda colpirà il tatuaggio, non ci sarà bisogno di suonerie né di vibrazione.
E, secondo Nokia, sarà anche possibile personalizzare la risposta fisica a seconda di chi ti sta chiamando!
Prurito per gli antipatici, solletico per chi ti fa sorridere, le possibilità sono infinite.

L’inchiostro speciale, prima di poter essere utilizzato, dovrà essere scaldato ad alte temperature per essere temporaneamente smagnetizzato.
Quando il tatuaggio sarà pronto, invece, basterà passare una calamita più volte sulla pelle per rimagnetizzarlo!
Nokia ha anche pensato a chi non ha voglia di portarsi addosso un segno permanente della propria dipendenza da sms: un adesivo indossabile sulla pelle con un ricevitore a impulsi elettromagnetici, in grado di vibrare ogni volta che qualcuno di chiama o ti messaggia.
Per evitare chiamate indesiderate, ogni tatuaggio – o adesivo – verrà “sincronizzato” con il telefono preferito, un po’ come avviene con i dispositivi Bluetooth.

Ciao e alla prossima,
Marco Ciaccia

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Telecomando col pensiero

telecomando col pensiero

telecomando col pensiero

Il CES 2012 ci ha presentato molti modelli di tv che si controllano con i gesti, ma la frontiera è rappresentata dal controllo con la mente.

A Las Vegas infatti han svelato il prototipo di un televisore che si controlla con la mente.
La chiave del sistema sta nel sensore, sviluppato da NeuroSky, che è in grado di leggere le onde cerebrali e tradurle in comandi.

Per il momento il controller è in grado soltanto di guidare il personaggio di un videogioco attraverso un labirinto bidimensionale.
In futuro, però, sarà possibile regolare il volume e cambiare canale semplicemente pensando all’azione che si vuole compiere.

Ciao e alla prossima,
Marco Ciaccia

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Il Pc a 35 dollari

Raspberry Pi

Raspberry Pi

Raspberry Pi è un microcomputer inglese che costa solo 35 dollari.
È in commercio da poco più di 24 ore e già è diventato un oggetto di culto.

Nelle principali catene di elettronica del Regno Unito è possibile acquistare il Raspberry Pi modello B alla modica cifra di 22 sterline, un PC perfettamente funzionante, costituito semplicemente da una scheda madre con un chip che riunisce un processore ARM11 a 700 MHz, un acceleratore grafico VideoCore IV e 256 MB di memoria SDRAM.
Dispone, tra l’altro, di un’uscita HDMI per poterlo collegare a qualsiasi monitor o TV di ultima generazione , un paio di porte USB 2.0, una scheda di rete e un lettore di memory card di tipo SD.

All’utente finale spetta il compito di completare il PC, con tutte le periferiche necessarie per il suo funzionamento e, soprattutto, con il sistema operativo.
La fondazione consiglia di installare una qualsiasi versione di Linux o di RISC OS, entrambi gratuiti e testati con successo nel modello in questione.

Considerato il prezzo di vendita, non esiste istituto scolastico in Europa che non possa permettersi i computer Raspberry Pi, sia per gli uffici che per i laboratori degli studenti.
PC con questo potenziale, inoltre, possono tranquillamente approdare nei salotti delle nostre case, magari sotto forma di media center low cost.

Ciao e alla prossima,

Marco

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Ferrari 620 GT

Ferrari 620 GT

Ferrari 620 GT

Per tecnologia e futuro, questa settimana parlo di motori.
Spesso parlo di innovazioni tecnologiche sull’informatica o cellulari, Apple in particolar modo dato il mio uso quotidiano.
Per variare un pò ho trovato questo articolo interessante sulla nostra casa automobilistica di punta, famosa in tutto il mondo.

Cresce l’attesa per la presentazione della Ferrari 620 GT in programma per il prossimo 29 febbraio.
Arrivano finalmente da Maranello le prime indiscrezioni sull’erede della Ferrari 599 GTB Fiorano.
Si chiamerà Ferrari 620 GT e promette di essere la Rossa più veloce di tutti i tempi.
Il “rombo dei motori”, ossia la presentazione ufficiale è fissata per il prossimo 29 febbraio, anche se negli ultimi giorni sono spuntati su YouTube due teaser ufficiali (vedi sotto).
La Ferrari 620 GT sarà la protagonista, in tutto il suo splendore, del Salone di Ginevra in programma dall’8 al 18 marzo.

I due teaser ufficiali accentuano la suspense, ma è evidente che la linea della Ferrari 620 GT seguirà il filone inaugurato dalla Ferrari 458 Italia e dalla FF caratterizzate da un profilo morbido e fluido scolpito dal vento da cui spuntano prese d’aria degne di un’opera d’arte.
Ripreso dalla FF anche il cuore di questo nuovo bolide di Maranello, ovvero un motore 6,3 litri V12 benzina in una nuova declinazione da 740 cavalli che, unito al peso di soli 1525 kg, promette prestazioni da capogiro.

L’aspetto che maggiormente ha stupito – insieme alla potenza da record – sono le prestazioni che riuscirà a sprigionare questo magnifico V12.
Le indiscrezioni parlano di un passaggio da 0-100 in appena 3,1 secondi e una velocità massima di 340 chilometri orari a cui va aggiunta l’emozione di una coppia torcente che raggiungerà l’80% delle sue possibilità a soli 2.500 giri al minuto. Ancora avvolta dal mistero l’adozione della trazione integrale in stile FF, anche se potrebbe essere una scelta possibile vista la difficoltà di scaricare a terra tutta la rabbia di questo gioiello hi-tech.
Che dire, non ci resta che aspettare con ansia il debutto della nuova regina delle supercar per poterla toccare con mano e soprattutto gustare la sinfonia che il V12 farà vibrare attraverso gli scarichi.

Eccovi uno dei teaser sulla rete:

Ciao e alla prossima,

Marco

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