Eccoci alla consueta raccolta di video presi in giro per la rete:
YO-YO MAGIC
TIME LAPSE DI UNA RAGAZZINA
DANZA ROBOTICA
TALENTO ARTISTICO
SCHERZETTO GIMMI FIVE
Eccoci alla consueta raccolta di video presi in giro per la rete:
YO-YO MAGIC
TIME LAPSE DI UNA RAGAZZINA
DANZA ROBOTICA
TALENTO ARTISTICO
SCHERZETTO GIMMI FIVE
Questa settimana, come il lunedi, parliamo di app.
Si chiama parkbud e serve a ricordarsi dove abbiamo parcheggiato la macchina.
Sembra un piccolo problema, ma quante volte vi è capitato di porvi la domanda “dove diavolo ho parcheggiato la macchina?”
Grazie al GPS, Parkbud segna con un tocco il punto in cui avete parcheggiato l’auto e genera una mappa su come raggiungere quel punto una volta che dovrete tornare indietro.
E non finisce qui, perchè l’app vi avverte quanto tempo manca prima che il parcheggio vi scada.
Quando resta poco tempo, un allarme sonoro vi avviserà che è ora di tornare indietro.
Parkbud si trova gratis QUI su iTunes Store.
Viaggiare nel tempo non è un’utopia fantascientifica e la conferma arriva dagli esperti: raggiungere il futuro è tecnologicamente plausibile, mentre il vero problema è tornare al passato.
E comunque, la macchina che serve non è certo una DeLorean.
Classico della fantascienza – È passato oltre un secolo da quando Herbert George Wells ha scritto il celebre romanzo “La macchina del tempo” e quella che in origine non doveva essere altro che un pretesto per analizzare in modo critico la società vittoriana si è poi trasformata in una vera e propria ossessione, che ha segnato la ricerca scientifica negli anni successivi. Finora nessuno è riuscito a realizzarne una funzionante ma, stando a quanto sostengono diversi scienziati di fama mondiale, il traguardo potrebbe ormai essere vicino.
Il GPS viaggia nel tempo – Il professor Seth Lloyd, docente di meccanica quantistica al MIT di Boston, per esempio, sostiene che si viaggi nel tempo quotidianamente. E, per la precisione, lo fanno al nostro posto i satelliti che compongono il sistema GPS, i cui orologi integrati vanno più veloci di ben 38 millisecondi al giorno rispetto ai loro “colleghi” terrestri. Questo fenomeno sarebbe una diretta conseguenza della teoria della relatività di Einstein e, in particolare, di due suoi corollari.
L’eredità di Einstein – Per fartela breve, il primo corollario dice che più è veloce il moto relativo di un corpo, più questo percepisce in modo rallentato lo scorrere del tempo. Il secondo, invece, afferma che lo stesso effetto si ottiene quanto più ci si avvicina al centro di una grossa massa gravitazionale, come nel nostro caso la Terra. Questi stessi principi, opportunamente adattati, possono permettere di viaggiare davvero nel tempo, e non solo per pochi istanti.
Il cinema già lo sapeva – L’idea non è una novità assoluta ed è già approdata nel mondo del cinema, riscuotendo peraltro un grandissimo successo. Ne “Il pianeta delle scimmie”, l’equipaggio a bordo dell’astronave viaggia nello spazio così a lungo che quando atterra sul nostro pianeta – scusa per lo spoiler – sono passati secoli, forse millenni, mentre ai loro occhi sono trascorsi solo pochi anni. Si tratta, in effetti, di una strada tecnologicamente percorribile, perché “basta” investire cifre da capogiro nello sviluppo di razzi supersonici con autonomia di volo quasi illimitata.
Viaggi mortali – Il bello è che, a rigor di logica, lo stesso risultato potremmo ottenerlo sistemandoci all’interno di una centrifuga che ruoti alla velocità della luce, perché non conta la distanza percorsa, ma bensì la quantità di moto complessiva. È evidente che nessun essere vivente potrebbe sopravvivere in quelle condizioni, ma tentar non nuoce. Analogamente, se atterrassimo su una pulsar, potremmo sfruttare l’elevatissima densità di massa, propria di questo tipo di stella, ma anche in questo caso saremmo destinati a morte certa.
Senso unico – Tutte queste modalità di viaggio nel tempo sono accomunate da un dettaglio, tutt’altro che trascurabile: sono entrambe unidirezionali e portano solo nel futuro. Sulla carta, spostarsi nel passato sarebbe comunque possibile: per riuscire nell’impresa, c’è chi sta pensando d’attraversare un buco nero, chi sta cercando di superare la velocità della luce e chi sta studiando i misteriosi ponti di Einstein-Rosen. Queste sono solo ipotesi – almeno per ora – e non hanno ancora portato ad alcun risultato degno di nota.
Il paradosso del nonno – Nel frattempo, c’è perfino chi si preoccupa di studiare eventuali conseguenze indesiderate, che questi viaggi potrebbero sortire sull’umanità. Lo stesso Lloyd ha voluto verificare la fondatezza del cosiddetto “paradosso del nonno” – se un uomo dovesse recarsi nel passato ed eliminare un suo antenato prima che questo possa concepire un figlio, comprometterebbe la propria esistenza – studiando i fotoni. I risultati hanno dimostrato che, come sempre, la natura tende a proteggere se stessa e, così, diventa impossibile cambiare ciò che è già accaduto. Morale della favola, puoi fare quello che ti pare del tuo tempo, ma devi avere cura dei tuoi nonni.
Oggi per “una canzone per te” vi dedico un bel duetto di due grandissime voci.
Barry Eugene White, nato Barry Eugene Carter (Galveston, 12 settembre 1944 – Los Angeles, 4 luglio 2003), è stato un cantautore, arrangiatore e produttore discografico statunitense.
Nella sua carriera ha vinto numerosi Grammy Award ed ha venduto più di 100 milioni di dischi.
Lisa Jane Stansfield (Heywood, 11 aprile 1966) è una cantante britannica di musica soul e r’n’b, con una spiccata propensione per le ballate romantiche, che dà ampio spazio, soprattutto all’inizio della carriera e nei remix più recenti, anche a brani più movimentati, orientati per lo più verso la disco, talvolta ai limiti della dance e della house, recentemente avvicinatasi a un pop rock più puro.
La cantante ha ottenuto una nomination ai Grammy Awards negli Stati Uniti, vincendo alcuni Brit Awards nella madrepatria, e ha avuto anche qualche esperienza come attrice di cinema, teatro e TV.
Vi dedico questo duetto fantastico, All around the world”:
Eva Robin’s o Eva RobinS, all’anagrafe Roberto Maurizio Coatti è nata a Bologna il 10 dicembre 1958.
Nei primi anni ottanta prendendo parte a una storica edizione della trasmissione Lupo Solitario su Italia 1, circondata da un grande clamore.
La sua carriera, infatti, ha fatto spesso leva sull’ambiguità sessuale.
Sebbene Eva Robin’s abbia un aspetto e una voce del tutto femminile, il suo corpo presenta caratteri sessuali primari (genitali) maschili.
Intervistata, ha detto che la sua “metamorfosi” è avvenuta a 14 anni e che durante la pubertà il suo corpo non ha sviluppato i caratteri secondari maschili, mentre avrebbe sviluppato seni e forme femminili.
Uno sviluppo naturale di questo genere potrebbe indicare una condizione di intersessualità, ma avendo solo genitali maschili, non si definisce ermafrodito, come invece è stata spesso indicata: definisce infatti se stessa come androgino.
Interviste seguenti, come quella del 2007 sul Corriere della Sera, ha svelato invece di avere preso ormoni femminili, grazie ad un amico farmacista in età molto precoce, determinando un arresto dello sviluppo dei caratteri sessuali maschili (cfr. l’attuale percorso di transizione); nella stessa intervista e in una precedente su Vanity Fair, ha smentito di essersi mai operata.
Conferma il suo status di transessuale non operata in un’intervista alla trasmissione Niente di personale su LA7.
Dopo aver partecipato ad alcune trasmissioni televisive e a qualche film, nel 1995 ha indossato i panni di modella per la stilista Chiara Boni affiancando la pornostar Eva Henger. Poi il silenzio .
Ora è tornata al teatro con un lavoro dello scrittore e fumettista franco-argentino Copi, si chiama Il frigo , che già fu un suo cavallo di battaglia negli anni scorsi.

Nell’anno 1752, Joshua e Naomi Collins, insieme al loro giovane figlio Barnabas, salpano da Liverpool, Inghilterra, per cominciare una nuova vita in America.
Ma anche un oceano non basta per sfuggire alla misteriosa maledizione che affligge la famiglia.
Due decenni passano e Barnabas ha il mondo ai suoi piedi, o almeno la città di Collinsport, Maine.
Barnabas, signore di Collinwood Manor, è ricco, potente e un esperto playboy, finché non commette il terribile errore di spezzare il cuore di Angelique Brouchard (Eva Green).
Una strega in tutti i sensi, Angelique lo condanna a un destino peggiore della morte, trasformandolo in vampiro e seppellendolo vivo.
Due secoli più tardi, Barnabas viene liberato involontariamente dalla sua tomba ed emerge nel diversissimo mondo del 1972.
Tornato a Collinwood Manor, scopre che la sua un tempo grande proprietà è caduta in rovina.
Ciò che rimane della famiglia Collins se la passa poco meglio, e ciascuno nasconde oscuri segreti.
Eccovi il trailer di Dark Shadows offerto da MEGANTEPRIMA, mio canale youtube:
Per cinema paradiso, eccovi Dark Shadow, in uscita l’11 maggio 2012.
Aprile dolce dormire” è il detto. Ma per molti una buona nottata di sonno non è così facile da ottenere.
Uno studio inglese su 2.000 adulti che dicono di “dormire bene” ha cercato di identificare i “segreti” per avere una buona notte di sonno.
Quello che succede la sera, prima di andare a dormire, è determinante per il riposo successivo, che spesso è rovinato da attività troppo impegnative che alzano i livelli di adrenalina e rendono così difficile il sonno. Il segreto è dunque quello di rilassarsi prima di andare a letto.
Ecco la “ricetta” per il sonno perfetto, identificata dai ricercatori inglesi:
Come ogni martedi, appuntamento con i video pescati in rete. Buona visione!
PELARE UNA MELA IN 18 SECONDI
NON STOP BALLERINO
CREARE I SUONI DEI VIDEOGAMES
WIN COMPILATION
NON SCHIACCIATE QUEL PULSANTE
In un periodo in cui il prezzo della benzina è arrivato a quasi 2 euro, si cerca di risparmiare il più possibile cercando i distributori meno cari.
In nostro aiuto ecco che arriva l’applicazione Prezzi Benzina, per trovare in Italia i distributori di Benzina, Diesel, Metano e GPL con i migliori prezzi.
Essa è un progetto collaborativo basato sulle segnalazioni del portale web Prezzi Benzina, che potrete fare anche direttamente tramite l’applicazione.
Ecco alcune delle funzioni che offre:
• Gestione di Benzina, Diesel, Metano e GPL
• Visualizzazione dei benzinai in base ai dati GPS o in base ad un indirizzo inserito
• Visualizzazione dei prezzi del distributore e, in caso di dati non aggiornati, visualizzazione del prezzo medio della compagnia
• Navigazione con GPS verso ogni distributore
• Media dei prezzi nazionali di ogni compagnia
• Possibilità di inviare aggiornamenti sui prezzi
• Gestione dei distributori preferiti
• Installazione sulla SD
Alcune note:
– i colori dei distributori nella mappa variano dal verde al rosso per indicare i distributori più convenienti nella zona visualizzata. Cambiando livello di zoom i colori cambiano poiché si riferiscono alla nuova zona visualizzata
– è possibile indicare i prezzi notturni o durante il week-end inserendo come tipo di servizio “Self da chiuso”
Sono presenti sia i distributori indipendenti (“Pompe Bianche” o “no logo”) che i distributori dei grossi marchi: Eni, IP, Esso, Q8, Shell, Tamoil, TotalErg e altri.
Poichè i prezzi sono inseriti principalmente da volontari, non sempre sono aggiornati o disponibili; se trovate un prezzo sbagliato o non aggiornato, potrete collaborare segnalando quello corretto: la qualità del servizio migliora con la collaborazione di ogni singolo utente.
Prezzi Benzina la trovate gratis QUI, su iTunes Store.
Le connessioni 4G sono davvero dieci volte più veloci di quelle 3G?
Attenzione, perché non è tutto oro quello che luccica.
Esistono, in realtà, tanti altri parametri da considerare e, a conti fatti, le performance non sono poi così straordinarie.
Il 4G è diventato ormai il tormentone del marketing nel campo delle telecomunicazioni: se un’azienda vuole lanciare uno smartphone di successo quest’anno non può prescindere da questo tipo di connessione.
Accantonato il termine LTE, che non è più di moda, adesso tutti inseriscono ovunque la dicitura 4G, strombazzando velocità supersoniche: le pubblicità parlano addirittura di prestazioni dieci volte superiori a quelle del vecchio 3G.
Anche Apple punta molto su questa tecnologia e con la versione 5.1 di iOS ha introdotto il logo 4G, che compare soltanto nelle zone coperte dal segnale.
Le connessioni di quarta generazione sono sì più veloci e performanti, ma bisogna fare attenzione a non abbandonarsi a facili entusiasmi, per non rimanere poi delusi dalla prova sul campo.
Non dobbiamo dimenticare che questa nuova tecnologia riguarda solo il collegamento dei dispositivi finali con le celle delle compagnie telefoniche, e i relativi gateway a cui si appoggiano.
Occorre, inoltre, ricordare che si tratta pur sempre di connessioni wireless, pertanto soggette a disturbi legati alla distanza, agli ostacoli fisici e alle interferenze e, inevitabilmente, hanno tempi di latenza piuttosto alti.
Un collegamento a Internet dipende da una miriade di fattori differenti e il 4G rappresenta soltanto la punta di un iceberg: tra DNS, servizi di terze parti e server di hosting, spesso la velocità di trasmissione è nettamente inferiore al vecchio standard 3G.
In parole povere, un conto è la velocità della rete e un altro quella del web: per questo, l’aumento della prima non implica un incremento proporzionale della seconda.
Conti alla mano, con gli smartphone di vecchia generazione si navigava attorno ai 2 Mbps, mentre i nuovi oscillano tra i 3 e i 5 Mbps: siamo lontani anni luce dai 100 Mbps “teorici”.
È come se comprassimo una Ferrari 620 GT per arrivare prima in ufficio: tra le strade dei centri urbani a una sola corsia e il traffico dei pendolari che le percorrono, sarebbe comunque impossibile andare più forte di una comune utilitaria.
A questo punto, a parità di velocità, gli converrà contenere i consumi, e altrettanto dovrà fare chi fornisce servizi via Internet.
Per migliorare le comunicazioni, non è tanto importante aumentare la velocità della rete, quanto piuttosto ridurre il traffico che la attraversa, con la compressione e l’ottimizzazione dei dati.
La rivoluzione del 4G è quindi rimandata, perché si tratta comunque di una tecnologia che fa più fumo che arrosto e, inoltre, almeno per i primi tempi sarà limitata ai dispositivi più costosi.
Sarà, invece, diverso il futuro del protocollo HTTP 2.0, che non richiederà costi aggiuntivi e di cui tutti potranno beneficiare.
D’altra parte, come diceva il saggio imprenditore Henry Ford, “c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.